La Tomba dell’airone

By 25 settembre 2016Luoghi, Mascia
spoiler-ombraridendo

SPOILER!


Nel diciassettesimo capitolo si parla della Tomba dell’Airone, perchè è proprio qui che viene scoperto il corpo della terza vittima. I due anziani signori Francesco e Paola ricordano quando il sepolcro fu trovato, sotto gli scavi per le fondamenta del palazzo in cui vivono.

Quattro volatili

La Tomba dell’airone (o Tomba 1) è un sepolcro familiare del II sec. d.C., con gli affreschi di un airone, un pavone, una colomba, un’anatra e tre cavalli marini.

I quattro volatili rappresentano il volo dell’anima verso l’Aldilà, mentre i tre cavali marini (animali fantastici dal corpo di serpenti e il busto di cavalli) hanno la funzione apotropaica di proteggere la tomba dagli spiriti dell’Ade. Tra le pitture la più suggestiva è quella dell’airone, raffigurato nell’atto di levarsi in volo trasportando un nastro flessuoso. Il nastro disegna nell’aria la lettera « M », interpretata come iniziale della famiglia proprietaria del sepolcro. Le pareti ospitano nicchie per le urne cinerarie (disposte a colombario e intorno all’arcosolio del pater familias); il pavimento contiene fosse e banconi per le inumazioni. Il sepolcro è interamente scavato nel tufo, con volta a botte.
(Tratto da http://www.arvaliastoria.it/public/post/tomba-dellairone-11.asp)

Un Sepolcro in città

Anime in volo, come aironi

Il sepolcro si trova in una porzione periferica nella vasta area necropolare portuense, probabilmente legata al diverticolo di collegamento tra l’interno (Monteverde) e Pozzo Pantaleo. La tomba è sopravvissuta alla rovinosa speculazione edilizia della zona perché si trova sotto una strada pubblica, l’attuale via Ravizza. Vi si accede dal garage condominiale al civico 12: dopo una percorrenza interna, attraverso una porticina in ferro, si arriva sotto la strada, nella camera funeraria sotterranea.

L’edificazione risale al II sec. d.C. È interamente scavato nel nel tufo (dimensioni 6,40 m × 4,20), con la volta a botte. Il pavimento contiene sia fosse che sarcofagi a cassone, mentre le sepolture alle pareti sono all’interno di un colombario disposto in file ordinate di nicchie, e altre ve ne sono in ordine sparso vicine al nicchione (arcosolio) del pater familias.

I quattro affreschi principali riproducono con vivido realismo altrettanti volatili, di specie diverse. Essi sono tutti rappresentati nel momento in cui stanno per spiccare il volo o lo hanno appena intrapreso, e rappresentano simbolicamente le anime dei defunti che, staccatesi da terra, si levano in volo verso la dimensione dell’Aldilà.

L’affresco dell’airone (posto alla destra dell’entrata) ha tratti di grande realismo. Il volatile è rappresentato nell’atto di distendere le ali per alzarsi in volo, con colori di tonalità che vanno dal bianco al grigio al rosa. L’animale afferra con le zampe un nastro flessuoso di color porpora, il quale compone nell’aria, con alcune volute, il monogramma « M ». Il monogramma cela probabilmente il nome della famiglia proprietaria del sepolcro. Che si tratti addirittura dei Manlii, l’antica Gens Manlia all’origine del toponimo Magliana? L’ipotesi è improbabile ma comunque suggestiva, perché in questo caso si tratterebbe della tomba zero dell’intero territorio. Si tratta comunque di una famiglia benestante e ben in vista se, per evocarla ai contemporanei, era sufficiente citarne solo l’iniziale.

Sopra la nicchia del pater familias si trova il secondo affresco, il quale raffigura un pavone in movimento, a terra, con le ali ancora chiuse e la coda distesa. Sulla parete sinistra è presente una colomba già in volo che si abbevera in un vaso: infine un terzo affresco raffigura un’anatra.
(Tratto da http://www.arvaliastoria.it/public/post/tomba-dellairone-11.asp)

Il «drago» portuense

Sono presenti anche tre piccoli affreschi che riproducono animali fantastici (due nella nicchia del pater familias; un terzo in una nicchia laterale), definiti nel linguaggio comune draghi.

Si tratta più propriamente di cavalli marini – per metà serpenti marini e per metà cavalli – che gli archeologi chiamano con il nome di ippocampi. Il cavallo marino è un elemento spesso presente nell’iconografia portuense, raffigurato tra l’altro nella vicina porzione di necropoli di Vigna Pia.

Negli ippocampi gli studiosi ravvisano una funzione apotropaica: essi hanno il compito di spaventare gli spiriti dell’oltretomba proteggendo così la tomba stessa da presenze indesiderate.

Nella tomba sono infine presenti altre decorazioni minori. Esse riproducono un piattello offertoriale (una patera), graziose roselline rosse sbocciate (della varietà campagnola, ben diverse da quelle che si trovano oggi dai fiorai!), una cesta con fiori, un candelabro, una maschera.
(Tratto da http://www.arvaliastoria.it/public/post/tomba-dellairone-11.asp)

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