L’amore uccide più della mafia

By 3 novembre 2016Curiosità, Mascia
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SPOILER!

Nel quinto capitolo del romanzo, il commissario Nocilla è nel suo appartamento per riguardare tutte le cartelline relative al primo omicidio. Antonella Di Nardo è la prima vittima di quello che, in seguito, sarebbe diventato il serial killer, “il bastardo”, come amava chiamarlo Nocilla. Durante le sue riflessioni il commissario arriva a concludere che troppi omicidi avvengono da “assassini di prossimità”. In quel periodo in grande aumento in Italia: due ogni tre giorni, più di quelli perpetrati dalla criminalità organizzata.

Il femminicidio

Il termine “Femminicidio” è una definizione criminologica precisa, usata per la prima volta da Diana Russell nel 1992, nel libro Femicide: The Politics of woman killing molto tempo prima di avere a disposizione le indagini statistiche che ci confermano ancora oggi questo dato.

Dare forza ai Centri Antiviolenza

Linda Laura Sabbadini – che ha diretto le indagini Istat del 2006 e anche quella del 2014 con un gruppo di donne, come dice sempre lei, bravissime – spiega: “Questo è il momento migliore per agire con politiche mirate e adeguate, per sostenere con forza i Centri Antiviolenza, le operatrici e operatori dei servizi anche delle forze dell’ordine e sviluppare l’educazione alle relazioni tra i generi nelle scuole, oltre a far capire che uscire dalla violenza si può e come”. Perché, rispetto all’indagine precedente, quella del 2006, “qualcosa sta cambiando. La violenza contro le donne sta diminuendo in tutte le sue forme, fisica, sessuale psicologica anche se quella meno grave. Più donne considerano la violenza subita un reato, niente affatto ineluttabile, il che vuol dire che abbiamo segnali di maggiore consapevolezza femminile. Potrebbe essere che più donne interrompono la relazione con il violento prima che la situazione precipiti. Aumentano anche le denunce, pur sempre però una piccola percentuale, e cresce il numero di donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza. Ma aumenta la gravità della violenza e la percentuale di donne che hanno avuto paura per la loro vita e si mantiene lo zoccolo duro di stupri e femminicidi.”

Analisi di una strage

“E allora basta con le botte. Basta con le minacce e i ricatti. Basta con i sogni d’amore dissolti dai soprusi. Basta con la violenza contro le donne che si spinge fino all’ultimo stadio: la morte. Ma basta anche con la definizione «delitto passionale» dettata dalla fretta e dall’esigenza di farsi capire in modo immediato. Con il rischio, però, di creare solo confusione. Perché di passionale, nel senso più profondo e autentico del termine, queste morti assurde non hanno proprio nulla. E lo stesso vale quando la vittima della violenza viene risparmiata dalla morte, perché ci sono aggressioni, sia fisiche sia psicologiche, che incidono drasticamente sulla qualità della vita. Che trasformano una donna nel fantasma di se stessa. Per non parlare poi di chi paga con la vita il diritto a non essere un fantasma. Nel nostro Paese si registra una percentuale da incubo: una vita spezzata ogni due giorni. Neppure la mafia miete tante vittime..”.  (Tratto dall’ebook “Femminicidio. Analisi di una strage” di Grazia Longo)

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