Led Zeppelin – Baby I’m Gonna Leave You

By 25 settembre 2016Mascia, Musica
spoiler-ombraridendo

SPOILER!


Per placare i suoi incubi notturni, Luigi Ferrari, nudo come mamma l’ha fatto, balla davanti allo stereo di casa sua, sulle note di questo straziante pezzo:
Babe, Baby, baby,
I’m gonna leave you.
I said baby, you know I’m gonna leave you.

Qui si svela il “lato B” di Luigi, con tutte le contraddizioni dei suoi incubi notturni e la paura di far del male alla sua, ancora per poco amica, Caterina Sandrelli.

“Er professò” capisce che i suoi “buchi neri” possono essere molto pericolosi e quella che gli hanno diagnosticato come amnesia globale transitoria in realtà lascia spazio ad ogni ipotesi sulla vera natura della sua personalità.

Baby, non senti che qualcosa mi chiama?

Ohhh, io so, so, so , che mai, mai,
Mai, mai, mai ti lascerò, baby
Ma devo proprio andarmene da questo posto
Devo proprio abbandonarti. Ohhh, baby, baby
Non senti che qualcosa mi chiama?

La voce di Robert Plant urla con amore, disperazione e struggimento per un distacco imposto, non voluto. E’ la fine di un amore, che fa venire i brividi. Una commozione intensa si impossessa di noi ogni volta che ascoltiamo questa canzone.

Una storia controversa

Come altri brani dei Led Zeppelin, anche Babe I’m Gonna Leave You, ha avuto contoversie legali per plagio. In realtà lo stesso gruppo musicale mise le mani avanti, Page indicò infatti nei credits che era una canzone folk tradizionale, La storia del pezzo è alquanto contorta; nel 1960 la folksinger americana Anne Bredon suona una canzone alla radio (accompagnata dal banjo) che si intitola Babe I’m Gonna Leave You. Janet Smith, che aveva sentito la trasmissione chiede alla Bredon di insegnarle a suonarla e la utilizza nelle performance del suo gruppo. Dopo aver assistito ad uno dei concerti della Smith Joan Baez le chiede se poteva avere una registrazione del brano che finisce nella scaletta del tour dell’artista nel 1962.
Da lì all’album Led Zeppelin del 1969, con la precisazione di aver attinto nel repertorio folk americano.

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