Nullo Baldini e gli Scariolanti

By 25 settembre 2016Curiosità, Mascia
spoiler-ombraridendo

SPOILER!


Nel dodicesimo capitolo il commissario Nocilla e l’ispettore Poletti tornano a lavorare fianco a fianco, come “pane e cioccolata”. seguendo la pista delle indagini del secondo omicidio, arrivano fino alla zona di Infernetto. Qui dove tutto il territorio è stato bonificato dagli scariolanti di Nullo Baldini alla fine dell’ottocento.
N.B. Per un refuso nel libro la parola “scariolanti” è stata scritta con due “r”. Nelle prossime edizioni correggeremo l’errore.

Una palude infinita

Nel secolo scorso Ostia e l’agro romano erano immersi in una palude: migliaia di ettari paludosi, invasi da acque stagnanti, abitati da pochi disperati e ricchi solo della malaria. La foce del Tevere si apriva in un delta palustre e deserto. Solo con l’unità d’Italia e la conquista di Roma nel 1870, la bonifica dell’agro romano raggiunse le aule parlamentari. Ma bisognerà aspettare due date fondamentali perché lo Stato italiano se ne occupasse: il 1878, quando venne approvata la legge per il miglioramento igienico di Roma e la bonifica delle aree di Ostia e Maccarese. E il 1884, quando sotto la spinta del deputato socialista Andrea Costa, quell’impegno diventò un lavoro.

Scariolanti: analfabeti, rabbiosi e coraggiosi

Nel 1893, era nata la prima cooperativa italiana «L’Associazione generale operai e braccianti di Ravenna», guidata da Nullo Baldini. Aveva solo 21 anni, era socialista, e si trovò a guidare un gruppo di analfabeti, coraggiosi, determinati e rabbiosi. Quando l’impresa romana Angeletti vinse l’appalto per la bonifica di Ostia, la cooperativa di Baldini si propose come subappaltante, accettando un contratto povero e rischioso. Il 4 novembre 1884 partirono in 500 da Ravenna, su un treno speciale, salutati alla stazione da una città intera, col sindaco, il conte Pietro Gamba, l’intera giunta e la banda. Erano divisi in 50 squadre da dieci uomini, gli «scariolanti»: ogni squadra era affiancata da una donna, alfabetizzata, che doveva cucinare e occuparsi del gruppo e scrivere le lettere a casa. Era la «Sdora», figura che si rivelerà fondamentale. Ma il loro arrivo nel Lazio non sarà altrettanto glorioso.

Nullo Baldini e i romagnoli

Gli scariolanti romagnoli non si limitarono al duro lavoro di bonifica. Portarono una civiltà: costruirono alloggi, l’infermeria, i locali comuni. Tutti i soci prendevano una paga uguale e se uno di loro si ammalava veniva pagato lo stesso. Se non guariva veniva rimandato a casa e si organizzava una colletta per la famiglia. Morirono in cento solo nel primo anno. Nel 1934, si stimava in seicento il numero delle vittime della malaria. Ma in pochi anni il volto dell’agro romano cambiò definitivamente fisionomia. Nell’agosto 1885 i soci della cooperativa erano 2547. Ricorda uno dei discendenti di quell’epopea, Vladimiro Melandri, che vennero scavati canali per 22 chilometri: Dragoncello, della Lingua, Pantanello; collettori primari per 11 chilometri, colatori per altri 18. A mano. Nel 1889 poterono entrare in funzione le prime idrovore. Il grosso del lavoro venne completato in sette anni, ma il lavoro della bonifica ha interessato Ostia e l’agro per decenni.

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