Vedrai, vedrai di Luigi Tenco

By 24 settembre 2016Mascia, Musica
spoiler-ombraridendo

SPOILER!


Nel quarto capitolo Luigi Ferrari affronta per la prima volta nel romanzo il Mercato di Piazza San Giovanni di Dio con tutte le voci, gli odori ed i sapori che questo significa per lui.
Ed entra in contatto con Valentina, la commessa del banco che diventerà, suo malgrado, una delle protagoniste del romanzo.
La canzone di Luigi Tenco è nella playlist del suo smartphone, mentre lui pedala verso casa. Lì scriverà un SMS alla sua Caterina, lasciando in sospeso il seguito della storia.

Un’invocazione per il futuro

Sì lo so che questa
non è certo la vita

che ho sognato un giorno
per noi

Prima o poi, in un rapporto di coppia, questa è l’affermazione cruciale. Non essere all’altezza del partner, non riuscire a raggiungere le sue aspettative. E qual’è la soluzione?

“Vedrai, vedrai” è una promessa, un impegno, un’invocazione per il futuro. E’ il tentativo di allontanare il demone del fallimento con la certezza che tutto “cambierà”. Ma forse niente deve e può cambiare. Perché in fondo noi siamo quel che siamo, no?

Tra invocazione e rabbia

In realtà il brano “Vedrai, vedrai” è un inno generazionale, perché probabilmente è una invocazione rivolta a sua madre, che lo vorrebbe impegnato a prendere il “pezzo di carta”, non certo artista. E’ il medesimo concetto che Francesco Guccini riprende ironicamente nella sua famosissima “L’Avvelenata” (mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d’ un cantante).

Ma alla fine “Vedrai, vedrai” è uno dei capolavori di Tenco e, probabilmente, quello che ne rappresenta meglio la personalità, sempre in tensione tra delusione e rabbia, tra disperazione e speranza. Un brano originale e inaudito per la sua epoca: non compreso allora e, tutto sommato, poco anche adesso.

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