Villa Pamphili

By 18 settembre 2016Luoghi, Mascia
spoiler-ombraridendo

SPOILER!


Questa Villa di Roma è presente in varie occasioni nella prima parte del romanzo. Qui Luigi Ferrari corre e ricorda i momenti più importanti dei suoi ultimi anni. E mentre lui è impegnato nel suo jogging, passano immagini di pappagallini liberati e pezzi di storia con discorsi di Garibaldi. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora di David Bowie, Lou Reed e Doors.

Ed è qui che avviene uno degli episodi più importanti del romanzo.

La storia di Villa Pamphili

Villa Doria Pamphilj, con i suoi 184 ettari di estensione, è una delle più importanti e ampie ville storiche di Roma. Ingrandita nel tempo grazie alle continue acquisizioni di terreni fra loro confinanti, la villa conserva numerose tracce delle trasformazioni susseguitesi dal Seicento all’Ottocento. Residenza di campagna della famiglia Pamphilj, sotto il pontificato di Innocenzo X (1644-1655) assunse l’aspetto di una fastosa residenza nobiliare di campagna. L’acquisizione della Villa Corsini a Porta San Pancrazio, avvenuta nel 1856 da parte del Principe Andrea V Doria Pamphilj, rappresentò l’ultimo grande ampliamento della Villa. Nel 1939 il Comune di Roma avviò i primi espropri, e lo Stato Italiano acquisì nel 1957 il nucleo originario; parte dei 184 ettari attuali furono acquisiti dal Comune di Roma nel 1965 e nel 1971, rendendo finalmente possibile  l’apertura al pubblico di questo parco meraviglioso in varie fasi, concluse il 1° maggio 1971. L’apertura di Via Leone XIII (la cosiddetta “Via Olimpica”), in occasione delle Olimpiadi del 1960, ha diviso in due parti il complesso: a est il settore più ricco di testimonianze monumentali (edifici e giardini storici, fontane, arredi), a ovest quello più “selvaggio” e naturalisticamente più qualificato.

Villa Manzoni sulla Cassia

“La magnificenza classica, l’indispensabile arredo, direi, d’una famiglia nobile romana era la villa”, scrive nel 1878 lgnazio Ciampi nella sua storia di Roma tra il 1644 e il 1655, “la villa che doveva stendersi per molto spazio di terreno, coprirsi di ombre, suonare d’acque, ridere di giardini, splendere di palagi dove prima era l’umile vigneto” e ancora, “… non poteva bastare un boschetto a difendere dai raggi ardenti dei sole una piccola comitiva, ma era mestieri una larga sala o una lunghissima via di folti alberi a raccogliere le schiere di magnati, di porporati, di dame che, o dovevano passeggiarvi o raccogliervisi a colloqui or gravi or rumorosi, o esilararsi nei giochi frivoli e concettuosi dei tempo”. E sempre il Ciampi, poco oltre, ci ricorda quelle famiglie della nobiltà romana come i Barberini, i Colonna e gli stessi Pamphilj che non si potevano accontentare, come nel passato, delle “torri o del bosco del selvaggio castello, ma piacevano le strade coperte di alberi giganteschi, le valli con gli alti pini, i labirinti custoditi di arcani amorosi, le fontane zampillanti, gli ippodromi per le corse dei cavalli, i tempietti consacrati a Diana e Cerere, gli acquedotti, i laghi, i giochi d’acqua, i padiglioni d’edera”. Fu appunto nella seconda metà dei Seicento che venne progettato ed edificato, per volontà della famiglia Pamphilj, quel Casino di Allegrezze che doveva ospitare le feste e i grandi ricevimenti e al tempo stesso fu strutturato anche il parco nel suo insieme e quei Giardini di delizie circostanti il Palazzo nei quali ancora per molto tempo si sarebbero svolti i giochi e i passatempi della nobiltà romana.

Leave a Reply